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Gestione delle case popolari: una “terza via” tra il pubblico e il privato

Gli scandali delle case popolari, argomento sempre attuale delle trasmissioni televisive mattutine in cerca di ricco bottino in termini di audience, confermano che oltre ad essere un problema sociale rilevante e impellente e un problema economico molto gravoso è anche un argomento che sta a cuore all’opinione pubblica. Sarebbe superficiale affrontare la questione liquidandola con la preferenza per la gestione privata, sostenendo che per sua stessa natura è più efficiente e riduce i costi di gestione rispetto a quella  pubblica accusa di creare buchi di bilancio vertiginosi e inefficienze. Queste affermazioni affinché possano essere verificate richiedono un gran numero di precisazioni non scontate. Non necessariamente si deve scegliere o l’una o l’altra gestione, è interessante invece prendere in considerazione anche soluzioni e alternative differenti con un equilibrato mix pubblico/privato.
 
Le case popolari: un mosaico di difficoltà gestionali…
È evidente che l’attuale dotazione di case popolari nel nostro paese sia insufficiente, rispetto all’effettiva necessità di alloggi per quella parte di popolazione che non dispone di redditi adeguati per accedere al libero mercato degli affitti e che va allargandosi con l’incalzare della crisi economica e con l’allargamento della disoccupazione. Attualmente, gran parte delle case popolari sono localizzate in zone periferiche, quindi immerse in un ambiente degradato e inefficiente. La costruzione di nuove case popolari oltre che essere un impegno finanziario notevole richiederebbe anche grandi spazi per la loro realizzazione, spingendo pertanto ad allargare ulteriormente le periferie delle città. 
Occorre constatare anche che l’archivio degli inquilini delle case popolari quasi mai viene aggiornato con regolarità (ci sono casi in cui le informazioni archiviate non sono state aggiornate da almeno 25 anni); che il sistema di riscossione e di sollecito per quanto riguarda i morosi è inefficiente, irregolare e basato su informazioni obsolete, dando luogo a casi di cronaca a metà via fra il drammatico e il grottesco (come  la richiesta dell’affitto con raccomandata inviata a inquilini passati a miglior vita da tempo). 
Inoltre, la manutenzione di questi edifici, che prevede la pulizia dei giardini, la gestione e la sicurezza degli impianti e degli spazi comuni, il più delle volte rappresenta un ghiotto affare per cooperative e ditte appaltanti da un lato e dall’altro costi spropositati per l’amministrazione pubblica. Ci sono poi le inefficienze connesse alla tipologia della gestione pubblica, la quale deve procedere organizzando gare di appalto per ogni innovazione o per ogni cambiamento o manutenzione straordinaria che comporta ulteriori lentezze e costi burocratici molto elevati .
 
… nonché sociali….
Impellente è diventata la considerevole questione di ordine pubblico relativa all’occupazione abusiva di immobili lasciati inutilizzati, mai realmente affrontata, tanto che la violazione di domicilio ormai non fa più notizia. La risposta politica alla questione dell’occupazione abusiva è stata la scorciatoia della recente depenalizzazione del reato, dando così manforte agli affari di organizzazioni di affittuari e subaffittuari illegali.
 
… e amministrativo/legali
Fin qui abbiamo descritto uno scenario fin troppo conosciuto. Ciò che non si considera di solito è che anche la gestione della proprietà immobiliare privata sia gravata da altri impedimenti e ostacoli che certamente non garantiscono un elevato grado di efficienza. Molti appartamenti privati infatti risultano essere sfitti nonostante l’elevata tassazione sugli immobili.  Questo succede per una serie di ragioni tra le quali un ruolo importante è giocato dalla gestione della giustizia e dalle sue inefficienze che abbiamo trattato nel nostro precedente post. Il problema dell’inquilino moroso o abusivo sia per lo stato che per il privato cittadino rappresenta quindi un problema ben lungi dall’essere risolto.
 
Una via differente è possibile
L’esperienza tedesca ci viene incontro e rappresenta un esempio dal quale prendere spunto. Un inquilino inadempiente, per ragioni economiche o di inabilità al lavoro, e impossibilitato quindi a pagare il canone d’affitto in Germania diviene destinatario di un sussidio per la locazione. Si prendono risorse finanziarie dalla fiscalità generale per affrontare una situazione ritenuta, giustamente, di interesse sociale. Questo sistema è interessante anche se presenta limiti e conseguenze non desiderabili. Il sussidio infatti viene versato all’inquilino il quale dovrebbe versarlo a sua volta al proprietario di casa. Tuttavia, nulla impedisce all’inquilino, sebbene incapiente o inabile, di essere anche disonesto e trattenere o utilizzare altrimenti il sussidio ricevuto, lasciando così il proprietario di casa in difficoltà. 
Una soluzione migliore potrebbe essere quella di versare il sussidio per il canone d’affitto direttamente al proprietario. Sicuramente molti proprietari sarebbero interessati a ricevere un canone d’affitto più basso rispetto a quello prevalente sul mercato, ma che presenta carattere di certezza e regolarità, piuttosto che richiedere un canone di affitto di mercato e correre però il rischio di imbattersi in un inquilino inadempiente. 
Inoltre le case di proprietà di privati cittadini il più delle volte rappresentano un bene immobiliare di valore non solo economico ma anche affettivo. Un popolo come il nostro caratterizzato da un elevatissima propensione all’acquisto della casa in cui vive, spesso trasferisce su tale abitazione un investimento emotivo elevato. La casa di proprietà diventa un luogo della memoria e acquisisce un valore che travalica la semplice valutazione economica di mercato. In quel luogo si vive e si costruisce una famiglia; l’abitazione diventa la parte più importante dell’asse ereditario, un luogo per assicurare una tranquilla esistenza ai propri figli. Questo significa che quando si possiede uno o più immobili si cerca di conservare i propri beni con una attenzione maggiore rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare da un ente pubblico. Si pone attenzione alla manutenzione non solo straordinaria ma anche a quella ordinaria, si cerca di contenere i costi in funzione del livello qualitativo delle prestazioni richieste, così come farebbe un buon padre di famiglia. Il più delle volte il proprietario è presente o vive molto vicino all’appartamento che concede in affitto e può quindi prestare una attenzione maggiore e un controllo superiore nonché tempi di risposta più rapidi rispetto a quelli che si otterrebbero da una gestione pubblica.
Se si affrontasse quindi la grande tematica del diritto all’abitazione in un’ottica diversa dalla semplice contrapposizione pubblico/privato, ci sarebbe spazio per immaginare soluzioni semplici, meno dispendiose e potenzialmente più efficienti.