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Dividendi a enti non commerciali: un opportuno intervento di razionalizzazione

Una diffusa tecnica lobbistica è quella di definire gli interventi di razionalizzazione sulla determinazione dei tributi, come provvedimenti di "inasprimento fiscale" , se si osteggia  quanto ci fa pagare più tasse, oppure, all'inverso di "agevolazione fiscale", se si osteggiano quelli che fanno pagare meno tasse ad altri, razionalizzando i criteri di determinazione dei tributi. Su questa premessa aver portato dal 5 percento al 77 percento l'imponibilità dei dividendi percepiti dalle fondazioni bancarie sostanzialmente allinea i dividendi in esame a quelli percepiti dalle persone fisiche non esercenti attività di impresa. E' sostanzialmente una applicazione della progressività a consumatori finali persone giuridiche , "enti morali" ; se ne era parlato con la riforma del 2002, dove si ipotizzava infatti di portare in progressività (IRPEF) anche gli enti non commerciali in capo ai quali il flusso reddituale "si patrimonializza". La tassazione al 5 percento dei dividendi intersocietari si giustifica infatti perchè il passaggio si trova  una fase intermedia rispetto all'arrivo del reddito al destinatario finale. Qui invece la fondazione bancaria è il destinatario finale. Resta solo da capire se la norma riguardi solo le fondazioni oppure tutti i soggetti IRES "non commerciali", come dovrebbe essere. Certo che la razionalizzazione , per certi versi, sarebbe stata quella di portare questi enti in progressività , ma sarebbe stato troppo complesso per il piatto relativamente modesto che penso comporti. Quindi meglio la soluzione più facile, adottata dal governo.